Eccidio di Savignano
Alla fine di settembre i soldati tedeschi di stanza a Savignano se ne andarono e furono sostituiti da unità del 2° Battaglione del SS-Panzergrenadier-Regiment 36 della 16.
Nella zona erano presenti nove lavoratori italiani della Todt, rastrellati in precedenza tra Grizzana e Vergato e impegnati a costruire fortificazioni militari verso Pian di Casale. Ignari dell’avvicendamento, essi partirono il 30 per raggiungere il comando tedesco e ricevere la paga, ma, arrivati in località Palazzina furono fermati, interrogati e accompagnati al comando militare di Rocchetta Mattei.
Qui dopo un nuovo interrogatorio fu loro consegnato un salvacondotto e poi furono riaccompagnati verso Savignano.
Giunti vicino a Ca’ Boschetti però vennero fermati e fu chiesto loro di scavarsi la fossa.
Edoardo Nanni tentò la fuga, ma venne ripreso e percosso.
I prigionieri, dopo aver fatto loro deporre gli effetti personali, vennero fucilati nel tardo pomeriggio e seppelliti malamente in una boscaglia vicino ai binari della ferrovia Bologna-Porretta.
Uno dei nove, Alfonso Bruni, che era solo ferito e svenuto, si salvò e una volta rinvenuto si rifugiò in un casolare vicino.
Il giorno dopo nella stessa località venne ucciso anche il dottor Enea Macentelli, partigiano della 63a brigata Bolero e medico condotto a Grizzana, per non aver rispettato l‘ordine tedesco di girare al largo.
Le vittime sono ricordate da una lapide a Savignano e da un monumento a Riola.
- Grizzana Morandi (BO)