Anche per questo la strage ha segnato la memoria del territorio e dell’intero paese.
A lungo nota come “eccidio di Marzabotto”, negli ultimi anni si è più correttamente adottato la denominazione “di Monte Sole”, che rende maggiormente il quadro geografico e la natura del massacro: non una rappresaglia antipartigiana e neanche una semplice puntata punitiva verso una paese, ma un piano sistematico di rastrellamento in chiave antipartigiana e terroristica che coinvolge un intero territorio rurale, con insediamenti radi e case sparse, in mezzo a monti e boschi, mulattiere e oratori.
Nell’area di Monte Sole, compresa tra le valli del Reno e del Setta (attuali comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana) si costituisce fin dall’ottobre 1943 una brigata partigiana, la “Stella Rossa”, che si rende protagonista di diversi episodi di sabotaggio.
La comanda Mario Musolesi “Lupo”, ex militare, già protagonista della Resistenza romana a Porta San Paolo e designato per questo dagli antifascisti locali.
Ma Lupo non ha una precisa connotazione politica e si mantiene autonomo dal Cln, non senza momenti di frizione.
Dopo la liberazione di Roma Kesselring emana nuove direttive per la lotta ai ribelli, basate sul principio della “dominazione del terrore”, per cui, oltre a reprimere l’attività partigiana si prevede di farle terra bruciata intorno, rastrellando sistematicamente il territorio, considerando tutta la popolazione civile dell’area alla stregua di collaboratori e simpatizzanti, diffondendo il terrore. In particolare, viene prevista una clausola di impunità per le violenze contro i civili compiute per raggiungere gli obiettivi militari prefissati.
Dopo la liberazione di Firenze, il fronte si sposta rapidamente sulla Linea Gotica, per cui l’appennino emiliano diventa l’immediata retroguardia difensiva dell’esercito tedesco.
Alla metà di settembre del 1944 c’è un ulteriore stretta ordinata dal Kesselring, che annuncia “severe sanzioni verso i banditi e i cittadini che li appoggiano” e prevede “che le località luogo di attentati vengano date alle fiamme e rase al suolo”.
Contestualmente arriva in zona la 16a divisione SS, di Max Simon, già distintasi per la sua efferatezza in Versilia e Lunigiana.
Il comando di divisione decide e pianifica una operazione militare per “l’annientamento dei gruppi partigiani e il rastrellamento del territorio nemico”.
Si tratta dunque di un rastrellamento chiaramente finalizzato al massacro.
Nella riunione svoltasi a Rioveggio il 28 settembre l’operazione viene affidata al maggiore Walter Reder
L’operazione scatta all’alba del 29 settembre.
Tutta l’area di Monte Sole viene circondata da circa 1.000 soldati, tra cui elementi italiani appartenenti alla Guardia nazionale repubblicana. Divisi in 4 plotoni rastrellano l’intera zona su tutti i lati.
I russi del 4o battaglione, nominalmente della 92a divisione fanteria ma aggregati alla 16a, insieme a un gruppo uomini dell’antiaerea e dell’artiglieria al comando del capitano Franz Schmidt, raduna sull’aia delle Case Creda, frazione nel Comune di Grizzana Morandi, circa 90 persone, di cui 30 uomini. Le rinchiude in una stalla e dopo un segnale apre il fuoco sui civili con le mitragliatrici e le bombe a mano, uccidendone 69.
Prosegue poi per Maccagnano, uccidendo altre 40 persone a Prunara , al Palazzo di Vallego e a monte Termine.
Contemporaneamente i soldati della 1a e 5a compagnia del reparto esplorante, provenienti da Rioveggio, puntano verso Cadotto, dove trovano la resistenza dei partigiani della Stella Rossa.
Nel combattimento i tedeschi perdono sette uomini e scontano 30 feriti; tra i partigiani cadono una ventina di uomini, tra cui il comandante Lupo, mentre tenta di sfuggire all’accerchiamento assieme a Gastone Rossi e Gino Gamberini.
Una quarantina di civili vengono prelevati, allineati e fucilati.
Avuta notizia del rastrellamento in atto, un centinaio di donne, anziani e bambini, si rifugiano nella chiesa di Casaglia. All’arrivo della 3a compagnia del reparto esplorante il prete, don Ubaldo Marchioni e la paralitica Vittoria Nanni vengono uccisi sul posto. Gli altri vengono fatti uscire e avviati verso il cimitero. Posizionata una mitragliatrice all’ingresso, vengono falciati dai colpi. Muoiono una novantina di persone; sopravvivono solo sette ragazze e un bambino, feriti.
Nella salita verso Monte Caprara, gli uomini della 5a compagnia del reparto esplorante rastrellano alcuni civili presso Casoncello, portandoli con sé fino ai casolari di San Giovanni di Sotto. Qui, senza alcuno scontro con i partigiani, i soldati tedeschi fucilano gli ostaggi e gli abitanti locali per un totale di una cinquantina di persone. Fra le vittime c’è Maria Fiori – Suor Ciclamino – delle Maestre Pie.
A seguito dell’intervento della sfollata Jone Clerici restano indenni i 60 civili nascosti a Villa Serana (comprese le famiglie di Musolesi e del suo vice Rossi).
A Cerpiano ha sede la scuola elementare dove si sono rifugiati anche diversi sfollati. Il mattino del 29 i soldati della 2a compagnia radunano queste persone nell’oratorio e iniziano a colpirle con bombe a mano e raffiche di mitra, uccidendone una cinquantina. Il pomeriggio del giorno dopo tornano a uccidere 13 superstiti. Si salvano solo la maestra orsolina Antonietta Benni e due bambini molto piccoli.
Nel primo pomeriggio la 3a e la 5a compagnia arrivano a Caprara, borgo fortificato e antico centro amministrativo del territorio, che nel 1944 ospitava la drogheria e l’osteria. Donne, ragazzi e bambini vengono radunati nella locanda e qui uccisi con lancio di granate e colpi a distanza ravvicinata.
L’edificio viene poi dato alle fiamme. Altre persone vengono uccise nel bosco, probabilmente durante scontri con i partigiani. In totale si contano 63 morti.
La mattina dl 30 la 1a e la 5a compagnia salgono a San Martino, sede della chiesa parrocchiale, pensando di trovarvi il comando dei partigiani. Sparano sulle case, ma non trovarono né persone, né armi. Prelevano quindi le famiglie, che si erano nascoste, e fucilano 55 persone davanti alla chiesa dando poi alle fiamme l’abitato.
Il pomeriggio del 30, oltre al ritorno della 3a a Cerpiano, arrivano da Marzabotto i soldati della Flak e agiscono nei dintorni di Sperticano .
Contestualmente all’azione principale, vengono rastrellate le valli del Reno e del Setta.
A Vado 50 civili vengono uccisi dai soldati del presidio a Villa Dignano.
300 persone vengono invece radunate alle scuderie della Canapiera di Pioppe. Gli inabili vengono fucilati alla “botte” la sera dell’1. Tra i 45 uccisi ci sono i sacerdoti don Elia Comini e Padre Capelli. Gli altri vengono inviati alle Caserme Rosse di Bologna per il lavoro coatto.
Pochi giorni più tardi viene giustiziato con un colpo a bruciapelo, assieme alla sorella maestra, anche il prete titolare della nuova parrocchia di Quercia-Murazze-S. Nicolò don Ferdinando Casagrande. E il 13 don Giovanni Fornasini viene ucciso mentre seppellisce i corpi delle vittime al cimitero di San Martino.
Il 4 ottobre i tedeschi trovano venti persone nascoste a Ca’ Beguzzi. Le sfruttano per alcuni lavori pesanti e poi le uccidono.
Il 5 16 altri civili sono uccisi a Rioveggio.
Il 6 altri 10 sopravvissuti sono passati per le armi.
Il 2 ottobre il segretario comunale di Marzabotto si reca dal capo della provincia Dino Fantozzi e riferisce piangendo della strage.
L’11 ottobre 1944, un articolo del “Resto del Carlino”, diretto da Giorgio Pini, definisce “voci inconsistenti” le notizie provenienti da Marzabotto.
Il console tedesco barone von Halem ammette invece la soppressione di circa 700 “ribelli”, ma esclude rappresaglie contro gli abitanti
Nei giorni successivi le SS restano in zona. Il comando si sposta a Rioveggio il 3, poi a Valle il 5, a Sperticano l’8, a Cerpiano il 9, a Vado l’11.
Si registrano altre violenze, in particolare stupri di donne locali.
I tedeschi rimangono in zona fino a metà dicembre, quando sono raggiunte anche dal battaglione Lupo della X Mas.
Saranno poi trasferiti in Ungheria e coinvolti nella ritirata tedesca fino a Klagenfurt, dove si arrenderanno agli inglesi a inizio maggio.
La zona di Monte Sole viene attaccata dalle truppe sudafricane a partire dal 9 dicembre 1944, ma senza esiti di rilievo. Si determina una terra di nessuno tra i due eserciti e tutti i civili vengono evacuati.
Nel settore occupato dagli Alleati oltre duemila persone saranno inviate a Roma e internate a Cinecittà, mentre i superstiti del massacro di settembre saranno spinti dai tedeschi verso Bologna. Alcune famiglie verranno ospitate a Bazzano, nell’asilo delle Minime dell’Addolorata.
Le mine disseminate dai tedeschi in ritirata continueranno a uccidere, fino al 1966, altre 55 persone. Nel 1951 il paese di Caprara sopra Panico, già sede comunale, sarà dichiarato “nucleo abitato scomparso”.
Il bilancio dei sette giorni di eccidio è di 770 vittime, di cui 216 bambini, 142 ultrasessantenni, 316 donne, 5 sacerdoti. Sono colpiti 115 luoghi tra paesini e case sparse.
Nel rapporto del 1° ottobre i tedeschi parlano di 718 nemici uccisi di cui 497 “banditi”.
I corpi delle vittime restano insepolti per mesi e solo dopo la fine della guerra è possibile dare loro sepoltura e quindi provare a stabilire il numero.
Si diffondono le cifre più diverse, fino a un massimo di 3.200.
A causa delle distruzioni degli uffici anagrafici per lungo tempo non è possibile azzardare cifre ufficiali, anche se ci si orienta verso quella di 1830, ottenuta facendo la differenza tra la popolazione residente prima della guerra – in base ai dati del censimento – e le carte annonarie distribuite dopo la liberazione.
Questa cifra figura nella motivazione della medaglia d’oro concessa nel 1948 al gonfalone di Marzabotto. E viene diffusa dal fortunato libro di Renato Giorgi.
Le apposite ricerche del Comitato onoranze, avviate nel 1994, hanno definito la cifra ufficiale di 770.
Al tragico bilancio di morte dei comuni di Marzabotto, Grizzana e Monzuno occorre aggiungere i caduti per cause varie di guerra (bombardamenti, scontri al fronte, prigionia, malattie legate allo stato di guerra, scoppio di mine anche dopo la fine delle operazioni militari). Questi ultimi sono in tutto 721, che insieme ai 955 uccisi per mano dei tedeschi e dei fascisti durante l’intero arco della guerra portano alla terribile cifra di 1.670 vittime.
L’eccidio di Monte Sole viene preparato, elaborato e diretto dal comando della 16a divisione, quindi Simon, ma anche il colonello Ekkeard Albert (lo stratega) e il maggiore Helmut Loos (il responsabile dei servizi).
Alla messa in opera provvedono una colonna guidata da ufficiali dell’ufficio Ic del comando di divisione; l’intero battaglione esplorante al comando di Reder e Saalfrank; una batteria pesante della SS-Flak-Abteilung 16; reparti non specificati dei regimenti 16 (artiglieria) e35 (granatieri).
Ad essi vengono aggregati il IV battaglione (Ost)/Grenadier-Regiment 1059 (ex Ost-Bataillon 560, succ. Russisches Bataillon 560) dell’esercito tedesco e alcune unità di pronto intervento [Alarmeinheiten].
È documentata la presenza di guide italiane.
Il 17 ottobre 1945 a Brescia e il 30 settembre 1946 a Bergamo vengono condannati i fascisti che avevano fatto da guida alle SS, cioè Lorenzo Mingardi, segretario del partito fascista repubblicano di Marzabotto (prima condannato a morte e poi a 30 anni) e Giovanni Quadri (30 e poi 10).
Nel 1947 Simon viene processato a Padova dal Tribunale militare britannico per le stragi della sua divisione in Emilia e in Toscana. Viene condannato alla pena capitale, poi commutata in ergastolo; quindi, ridotta a 21 anni nel 1948. Viene scarcerato nel 1954.
Reder, catturato dagli inglesi a Salisburgo il 5 maggio 1945, viene consegnato all’Italia.
Il suo processo, davanti al Tribunale militare di Bologna, ha inizio il 18 settembre 1951 e termina il 31 ottobre con la condanna all’ergastolo per le stragi della Toscana e per una parte di quelle bolognesi. Per Monte Sole viene riconosciuto colpevole della morte di 262 persone uccise a Casaglia, Cerpiano, Caprara, San Giovanni di Sopra, San Giovanni di Sotto, Cà di Bavellino e Casoni di Rio Moneta.
La condanna viene confermata in appello nel 1954.
Nel 1964 Reder invia una lettera di scuse al sindaco di Marzabotto. Nel 1967 chiede perdono alla popolazione ma nella consultazione popolare prevale il no con 282 voti contro quattro. Il 15 luglio 1980 il tribunale di Bari gli concede la libertà condizionale, con cinque anni di internamento nel carcere di Gaeta con lo status di prigioniero di guerra (dove trova anche Kappler); e il 23 gennaio 1985 viene scarcerato con decreto del Presidente del Consiglio Bettino Craxi. Rientrato in Austria, rinnega la richiesta di perdono. Muore il 2 maggio 1991
Nel 2002, dopo il ritrovamento dei fascicoli del cosiddetto “armadio della vergogna”, la Procura militare di La Spezia avvia una nuova indagine a carico di 24 ex ufficiali, sottufficiali e soldati di truppa della 16a. Il procedimento contro 20 di questi si apre l’8 febbraio 2006 e si conclude il 13 gennaio 2007 con 10 condanne all’ergastolo (per Albers, Baumann, Bichler, Roithmeier, Schneider, Schneider, Spieler, Träger, Wache, Wulf) e sette sentenze di assoluzione, tre imputati sono invece morti nel frattempo. La Corte militare d’appello di Roma il 7 maggio 2008 assolve uno dei condannati, estingue il reato per morte nel caso di un altro condannato e emette una sentenza di condanna per un ulteriore indagato, in precedenza assolto dal Tribunale di La Spezia (Kusterer). Albers presentato ricorso in Cassazione, ma muore prima che il ricorso possa essere discusso.
Il procedimento della Procura di Monaco di Baviera nei confronti di Franz Stockinger e altri, avviato nel 2003, si concluse nel 2009 con l’archiviazione definitiva.
Nel 1946 Marzabotto ha ottenuto la Medaglia d’Oro al Valore Militare che è stata poi consegnata Il 25 settembre 1949 da Luigi Einaudi.
Altre Medaglie d’oro sono state conferite a Mario Musolesi e don Giovanni Fornasini; medaglie d’argento a Rino Cristiani e Gino Gamberini.
Fin dal 1945 le commemorazioni ufficiali sono state improntate ad una celebrazione eroica dei combattenti della Stella Rossa e della sua Resistenza all’attacco tedesco.
Questa linea si è concretizzata anche nei concorsi d’arte e poi nella costruzione del Sacrario, inaugurato nel 1961 e gestito dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero dell’Interno.
Da segnalare il ruolo di Dante Cruicchi prima nella creazione di un comitato sovralocale e poi nella messa in rete delle città martiri di tutta Europa.
Con legge regionale n. 47 del 20 ottobre 1982 è stato nominato il Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, il cui primo impegno è stato quello di accertare, come detto, il numero esatto delle vittime della violenza nazista.
Nel 1985 si è insediata in zona anche la Piccola famiglia dell’Annunziata di don Giuseppe Dossetti, poi sepolto dal 1996 a Casaglia. La sua prefazione e l’intero volume di mons. Luciano Gherardi innesca un’altra lettura del massacro, incentrata sulle sofferenze della popolazione civile e sull’accusa ai tedeschi di “delitto castale”.
Con l’anno internazionale della pace nel 1986 si sono avviate a Marzabotto sperimentazioni sul tema, con il varo del Servizio civile internazionale, di scambi giovanili e di campi di lavoro.
Nel 1994 è stato elaborato un primo progetto di Centro per la pace e nel 2000 una prima
Scuola di memoria e dialogo per ragazzi di Israele, Palestina, Germania e Italia. Nel 2002 è nata quindi la Scuola di pace che promuove corsi residenziali per ragazzi e partecipa a progetti europei e reti internazionali sul tema.
Tra le sue produzioni si segnala il documentario del 2007 Quello che abbiam passato. Memorie di Monte Sole, a cura di Marzia Gigli e Maria Chiara Patuelli, uno strumento educativo che restituisce la complessità delle memorie locali, attraverso le testimonianze dei diretti interessati.
Il 17 aprile 2002 il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, e il Presidente della Repubblica Federale di Germania, Johannes Rau, hanno visitato il Sacrario di Marzabotto, conferendo al luogo un ulteriore rilievo nella memoria ufficiale dei due paesi e dell’Europa intera.
https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5705
https://www.ns-taeter-italien.org/it/stragi/monte-sole
https://www.martirimarzabotto.it/
http://www.parcostoricomontesole.it/
http://www.eccidiomarzabotto.com/
https://dongiovannifornasini.chiesadibologna.it/leccidio-di-montesole/
https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/eventi/eccidio-di-monte-sole
https://resistenzamappe.it/regione/montagna/monte_sole_marzabotto
http://www.casaperlapacelafilanda.it/?WHAT=I&FUNC=VIEW&TXTID=0FWS