Sant’ Anna di Stazzema

Sant’Anna di Stazzema è il primo centro abitato annientato dalle truppe della 16a divisione “Reichsführer-SS” in una operazione di rastrellamento. Agli occhi delle truppe naziste si tratta di un Bandendorf, cioè un villaggio i cui abitanti sono da considerare alla stregua di partigiani o loro complici: l’obiettivo dell’azione del 12 agosto è quindi la sua distruzione.
L’eccidio di Sant’Anna si inserisce all’interno di un ciclo operativo di “lotta alle bande” che inizia ai primi di agosto, per poi proseguire, al di là dell’Appennino, nella “grande” operazione di Monte Sole; si tratta di operazioni formalmente rivolte contro i partigiani, ma che si configurano in realtà come azioni terroristiche di ripulitura del territorio; veri e propri massacri di tutti coloro che vengono trovati all’interno dell’area delimitata come quella da “bonificare”, a priori considerati “partigiani”, il cui sterminio, anche se neonati o anziani infermi, è programmato prima della strage.

Le premesse

Dopo la Liberazione di Roma i tedeschi arretrano verso la Linea Gotica.

Nel quadro delle esigenze di sicurezza della “ritirata aggressiva”, la “guerra ai civili” assume nuove modalità.
La Versilia e l’area Apuana, ritenute zona strategica come settore occidentale della Linea Gotica (e luogo di potenziale sbarco alleato) sono oggetto di grande attenzione.

Vengono predisposti piani di evacuazione verso il parmense, che però la popolazione, che attende come imminente l’arrivo degli Alleati, ignora.
Sono però numerose le rappresaglie nei confronti delle azioni partigiane e le operazioni di “ripulitura” delle retrovie attuate attraverso rastrellamenti.
Ma dopo le direttive di Kesselring del 16 giugno e 1° luglio si configura anche un disegno preciso che prevede ormai di punire le popolazioni civili come nemici militari.

In particolare, nella zona arriva a fine luglio la 16a divisione SS, un reparto derivato dal battaglione delle guardie del corpo di Himmler, fortemente ideologizzato, già impegnato in azioni di sterminio di ebrei e civili nella Polonia occupata. Lo comanda un nazista fanatico come Max Simon.

La 16a si stabilisce nel tratto compreso tra la foce del fiume Serchio (ai confini con la provincia di Pisa) e quelle del Magra (ai confini con la provincia di La Spezia).

Le conseguenze sono tragiche.
Il 30 luglio 1944 si verifica una battaglia tra i partigiani della X Brigata Garibaldi bis, attestati sul monte Ornato, e le truppe tedesche, terminata con la ritirata dei nazisti e l’attestazione dei partigiani in una zona più interna, in direzione di Lucca.
Il 5 agosto viene diffuso un nuovo ordine di sfollamento, poi ritirato.

Tra il 6 e l’11 agosto i nazisti si rendono responsabili di un pesante rastrellamento nella zona di La Romagna di San Giuliano Terme, con 73 vittime.
Le formazioni partigiane locali ne risultano ridimensionate, lasciando sul posto solo un centinaio di uomini.

La sorte peggiore tocca però a Sant’Anna di Stazzema, un piccolo paese dell’Alta Versilia, in una conca alle pendici della Apuane, a 750 metri d’altezza.
Accanto agli abitanti del borgo, circa 350, per lo più contadini o minatori, vi hanno trovato rifugio numerosi sfollati dalla costa, tanto che si contano ormai oltre 1.200 persone.

Lo svolgimento

All’alba del 12 agosto, reparti di SS, in tutto circa 300, in assetto di guerra, muovono da Pietrasanta intorno alle tre di notte, percorrendo quattro diverse direttrici (Vallecchia-Solaio, Rosina, Mulina di Stazzema e Valdicastello) e utilizzando quali portatori alcuni uomini catturati precedentemente nella piana della Versilia.

Verso le sette il paese è circondato.
Le testimonianze dei superstiti ci dicono che in località Vaccareccia (e nelle vicine I Franchi e Le Case) vengono uccise una settantina di persone, chiuse in alcune stalle e massacrate con mitra e bombe a mano.

Nella piazza antistante la chiesa ci sono invece 140 vittime: gli abitanti della borgata Il Pero, nucleo centrale del paese e alcuni sfollati. Questi vengono uccisi a colpi di mitragliatrice e i loro corpi bruciati insieme con i mobili delle case. Di questo episodio abbiamo descrizioni abbastanza precise da parte di alcuni dei soldati coinvolti.

Altre uccisioni avvengono nelle località Franci, le Case, Coletti, Mulini; sull’altro lato della conca, a il Moco, il Colle, Fabiani, Sennari e Case di Berna; e più tardi a Mulina di Stazzema e Capezzano Monte.

Dopo il massacro i tedeschi si dirigono verso Valdicastello, dove arrivano alle 13.
Qui 14 portatori vengono uccisi in località Molino rosso, mentre i rastrellati sono divisi in due gruppi: circa 200 sono trasportati a Pietrasanta e avviati alla deportazione. Altri 60, identificati come partigiani, sono sottoposti a maltrattamenti e torture. 53 di questi verranno assassinati il 19 agosto 1944 a Bardine di San Terenzo nel quadro di una azione di rappresaglia.

Il dopo

Nelle prime ore del pomeriggio del 12, gli uomini, tornati dai loro rifugi, e gli altri pochi sopravvissuti, provvedono a soccorrere i feriti, a trasportarli all’ospedale da campo di Valdicastello e a dare sepoltura ai resti dei cadaveri, per lo più carbonizzati, in fosse scavate negli orti.

Nei giorni immediatamente successivi, temendo che i nazisti possano tornare, i superstiti si rifugiano nei ricoveri di fortuna offerti dagli anfratti delle montagne. Per più di un mese 180 persone, nascoste in grotte, in piccoli metati, nelle gallerie delle vicine miniere, ignari di quanto accadeva in Versilia, accompagnati dallo sgomento delle violenze subite, sopravvivono fra gli stenti, con ortaggi raccolti durante la notte negli orti abbandonati.

Dopo l’arrivo degli alleati, a metà settembre, fanno ritorno al paese, nelle poche case rimaste integre, o in quelle ricoperte con la paglia per superare i rigori dell’inverno.
Solo dalla fine del 1945, con la Liberazione e la fine del conflitto, è possibile avviare la ricostruzione del paese.

Le vittime

Il numero delle vittime accertate è 394, di cui 78 bambini, compresa Anna Pardini di 20 giorni e i gli otto fratellini Tucci, sfollati da Livorno.
Due sono i sacerdoti: il parroco don Innocenzo Lazzari e don Fiore Menguzzo , entrambi insigniti della medaglia d’oro al valor civile , rispettivamente nel 1959 e nel 1999.

La cifra di 560, diffusa nel 1947 e ancora prevalente nella memoria, non è ancora stata sottoposta a un vaglio analitico ed è quindi da ritenersi ufficiosa.

I carnefici

I principali responsabili sono i soldati del 2o Battaglione del 35o Reggimento della 16a Panzergrenadier Division “Reichsführer SS” al comando del capitano Anton Galler, fervente nazista con esperienze a Dachau e nei lager polacchi.

Più di recente, le indagini della Procura di Stoccarda hanno confermato la presenza di soldati del 3o battaglione Hochgebirgsjäger schierato nella valle del Vezza. Nuovi documenti raccolti da Carlo Gentile confermano poi il coinvolgimento del 16o battaglione addestramento divisionale SS.SS-Feld-Ersatz-Bataillon 16 e di alcuni elementi del Hoch-Gebirgsjäger-Bataillon 3.

La presenza di reparti italiani, pur segnalati da diversi testimoni, non è al momento confermata dalla documentazione. Si può solo rilevare la presenza di alcuni italiani in funzione di guide e portatori (molti dei quali poi a loro volta eliminati); e di altri arruolati nella divisione tedesca, per lo più con funzioni di servizio.

I processi

Le prime indagini sull’eccidio di Sant’Anna sono state condotte nell’ottobre del 1944, da una Commissione Militare Americana e, nel 1947, dal Servizio Investigativo Britannico.

Il generale Max Simon, comandante della 16a divisione è stato condannato a morte da una corte militare inglese a Padova, in data 26 giugno 1947, anche per i fatti di Sant’Anna di Stazzema. La sentenza è stata poi commutata in carcere. Simon è uscito nel 1954.

Walter Reder, comandante del battaglione esplorante, è stato invece assolto in merito all’episodio di Sant’Anna di Stazzema il 31 ottobre 1951 dal Tribunale Militare di Bologna.
Dopo il ritrovamento nel 1994 del cosiddetto “armadio della vergogna”, un sottoscala contenente gli atti delle indagini sulle stragi naziste impropriamente archiviati nel 1960, due di quei fascicoli, il n. 1976 ed il n. 2163, sono stati trasmessi alla Procura Militare di La Spezia, che nel 2000 ha indagato 24 militari.

Il processo penale, iniziato il 20 aprile 2004, ha visto inizialmente alla sbarra tre imputati (Sommer, Sonntag e Schönemberg), a seguito dell’iniziale proscioglimento di altri tre da parte del Gup, poi invece rinviati anch’essi a giudizio dalla Corte d’Appello Militare di Roma (Bruss, Rauch e Schendel). Nuovi e decisivi elementi per giungere all’individuazione dei responsabili sono stati forniti dalla giornalista tedesca Cristiane Kohl che ha pubblicato, sulla “Suddeutsche Zeitung”, i risultati di una lunga ricerca effettuata negli archivi militari tedeschi, in collaborazione con lo storico Carlo Gentile. Nello svolgimento del processo sono stati quindi rinviate a giudizio altre quattro ex SS, cioè Concina, Gropler, Richter e Göring, quest’ultimo peraltro reo confesso.

Il 22 giugno 2005 il Tribunale Militare di La Spezia ha emesso una sentenza di colpevolezza per tutti i dieci imputati, condannandoli alla pena dell’ergastolo. La condanna è stata confermata dalla Corte militare di appello di Roma il 21 novembre 2006 e dalla Corte di cassazione il 6-8 novembre 2007.

Nella Repubblica federale tedesca le indagini per i fatti di Sant’Anna di Stazzema avviate a Stoccarda nel 2002 e riaperte ad Amburgo nel 2014 dopo il ricorso di Enrico Pieri, presidente dell’Associazione Martiri Sant’Anna di Stazzema, sono state invece archiviate nel 2015.
L’ultimo imputato è deceduto nel 2017.

La memoria

Nel 1945 il Comune di Stazzema ha bandito un concorso per onorare con un monumento i martiri dell’eccidio. Molti dei superstiti volevano che fosse eretto sulla piazza della chiesa, teatro di uno degli episodi più efferati della strage, ma è prevalsa l’esigenza di rendere visibile l’opera dai monti circostanti, dalla valle e perfino dal litorale tirrenico. E‘ stato pertanto scelto il Col di Cava.

Nel 1947 sono cominciati i lavori di edificazione del Monumento Ossario, dove sono traslati i resti delle vittime dalle fosse comuni. E‘ stato inaugurato ufficialmente il 12 agosto del 1948, nel quarto anniversario della strage.
Progettato dall’architetto Tito Salvatori, si tratta di una torre alta 12 metri sorretta da quattro arcate, sotto alle quali dal 1971 è collocata una scultura di Vincenzo Gasperetti raffigurante una madre morente che stringe la figlia spirata (opera disegnata già nel 1945).

All’esterno del paese la memoria della strage è stata però a lungo soffocata per l’isolamento della comunità (una strada carrozzabile è stata realizzata solo nel 1967).
Il 28 febbraio 1970 è stata attribuita a Sant’Anna di Stazzema la medaglia d’oro al valor militare.
Nel 1971 è stata fondata l’Associazione Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944 (nota come Associazione Martiri di Sant’Anna) con il fine di mantenere la memoria dell’eccidio.
Nel 1982, nella vecchia struttura delle scuole elementari del paese, è stata inaugurata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini la Pinacoteca. Il 19 settembre 1991 essa è divenuta Museo Storico della Resistenza.

Nello stesso 1991 è stato istituito dal Comune di Stazzema il Comitato Onoranze, che riunisce l’Associazione Martiri, le associazioni resistenziali, l’Istituto Storico della Resistenza, le istituzioni locali (i Comuni della Versilia, il Parco delle Apuane, la Comunità Montana), la Provincia di Lucca e la Regione Toscana.
Nel 1996, su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli, è stato avviato l’iter per istituire il “Parco Nazionale della Pace”, che è arrivato a compimento con la legge 11 dicembre 2000, n. 381.

Nel 1998 S. Anna è stata visitata da Oscar Luigi Scalfaro e nel 2000 da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2004 sono arrivati in visita il Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e il suo omologo tedesco Otto Schily. Nel suo discorso questi ha fatto riferimento esplicito al nuovo iter processuale, esprimendo “rabbia perché le indagini penali contro gli assassini sono state avviate con tanta esitazione e fin troppo tardi”.

Tra il 2004 e il 2012 altre tre medaglie al valor civile sono state assegnate a Genny Bibolotti Marsili, a Milena Bernabò e a Cesira Pardini.
Nel 2007 è stato rifatto l’allestimento del Museo, arricchito da ulteriori contenuti multimediali nel 2013.

Il 24 marzo di quell’anno il presidente italiano Giorgio Napolitano e quello tedesco Joachim Gauck si sono recati in visita a Sant’Anna su invito di Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage. I loro discorsi hanno toccato il tema della riconciliazione e del ruolo della memoria come forma di giustizia, in caso di fallimento o impotenza di quella legale.
Nel 2016 il Parco è diventato Istituzione Nazionale. Nel 2018 ha promosso una Anagrafe Nazionale antifascista. Nel febbraio 2021 ha ricevuto la visita del Presidente Mattarella. Nel 2024 ha ottenuto la European Heritage Label della Ue.

A fianco della memoria ufficiale esiste una notevole produzione culturale dedicata.
Oltre alle memorie e ai saggi storici, vanno ricordati i tanti documentari, in particolare L’eccidio di Sant’Anna, di Paolo Bertola e Massimo Montepagani (2006); Sant’Anna per non dimenticare, di Alvaro Bizzarri (2007); Lo stato di eccezione, di Germano Maccioni (2008); Inside Buffalo, di Fred Kudjo Kuwornu (2010); E poi venne il silenzio, di Irish Braschi (2011).
Tra i prodotti pop si possono citare la mostra fotografica I bambini ricordano di Oliviero Toscani (2003, poi in parte integrata nel Museo); il film Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee (2008, tratto dall’omonimo romanzo di James McBride del 2002); la canzone di Fabio Concato Sant’Anna (2012).

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Collegamenti esterni/sitografia

Indice

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1ª edizione

Un viaggio-evento da Sant’Anna di Stazzema a Monte Sole
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Iscrizioni aperte fino al 10 giugno
posti limitati

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