Lettera del direttore: il Cammino ’44 è stato interamente percorso per la prima volta

Inaugurazione nuovo Vector di Liberation Route Europe a Monte Sole

Partiti il 20 giugno da Sant’Anna di Stazzema, i camminatori hanno concluso il cammino il 1° luglio a Monte Sole, attraversando montagne, vallate, borghi e luoghi che custodiscono alcune delle pagine più dolorose e significative della storia italiana ed europea.

L’emozione di aver contribuito a costruire qualcosa di così importante è difficile da descrivere. Non si tratta soltanto di un itinerario escursionistico o di un nuovo cammino culturale. Il Cammino ’44 – Sant’Anna di Stazzema Monte Sole è un percorso di memoria, di conoscenza e di incontro. È un modo per restituire profondità ai luoghi e per rimettere in relazione il paesaggio con le storie umane che lo hanno attraversato.

I luoghi possono diventare dei “fantasmi” quando perdono la funzione che li aveva generati. Un paese si spopola, una scuola chiude, una comunità si riduce. A volte questo accade per trasformazioni economiche e sociali; altre volte è la violenza della storia a interrompere bruscamente il corso della vita.

Gli eccidi nazifascisti che colpirono queste montagne non provocarono soltanto centinaia di vittime innocenti: spezzarono famiglie, cancellarono comunità, interruppero tradizioni, relazioni e prospettive di futuro. Eppure quei luoghi non sono scomparsi. Restano lì, spesso in silenzio, come presenze sospese. Conservano tracce, ricordi, voci. Continuano a parlare a chi è disposto ad ascoltarli.

Il piazzale della chiesa di Sant’Anna di Stazzema, San Martino, Casaglia e gli altri luoghi di Monte Sole – Marzabotto non sono semplicemente scenari di eventi accaduti ottant’anni fa. Sono spazi abitati dalla memoria. Sono luoghi nei quali il passato continua a interrogare il presente. Camminarci dentro significa confrontarsi con le conseguenze dell’odio, della guerra, del fascismo e della disumanizzazione, ma anche con il coraggio, la solidarietà e la capacità di ricostruire.

Uno degli insegnamenti più importanti di questa esperienza è che la memoria non può essere affidata esclusivamente alle commemorazioni. La memoria vive quando diventa esperienza, quando genera relazioni, quando mette in contatto persone e territori. In questo senso il Cammino ’44 rappresenta uno strumento straordinario: permette di comprendere la storia attraverso il movimento, il paesaggio e l’incontro diretto con le comunità che custodiscono questi luoghi.

Lungo il percorso abbiamo incontrato amministratori, associazioni, volontari, studiosi, giovani e anziani. Abbiamo trovato persone che continuano a vivere e a prendersi cura delle aree interne dell’Appennino, territori spesso considerati marginali ma che rappresentano una parte essenziale dell’identità italiana. Sono luoghi ricchi di storia, cultura e senso civico, luoghi nei quali la memoria della Resistenza e della Liberazione non è un concetto astratto ma una presenza concreta che continua a orientare il rapporto con il territorio e con la comunità.

Si tratta di un patrimonio morale trasmesso da generazioni che hanno vissuto la guerra, l’occupazione, le stragi e la difficile conquista della libertà.
Per questo il Cammino ’44 non guarda soltanto al passato. Guarda soprattutto al futuro. In un tempo segnato da conflitti, divisioni e crescenti fragilità democratiche, abbiamo bisogno di luoghi che aiutino a comprendere il valore della pace, della libertà e della responsabilità collettiva.

Abbiamo bisogno di percorsi che trasformino la memoria in consapevolezza e la consapevolezza in cittadinanza attiva.

Come Direttore di Liberation Route Italia, considero questa prima percorrenza integrale non un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ampio. Il nostro obiettivo è costruire una rete europea di luoghi e itinerari che permettano alle persone di comprendere la storia attraverso l’esperienza diretta, mettendo in relazione comunità, paesaggi e memorie.

Il Cammino ’44 nasce da questa visione. È un ponte tra Sant’Anna di Stazzema e Monte Sole, ma anche tra generazioni diverse. È un invito a camminare, a conoscere, a ricordare. Perché la memoria non è qualcosa che appartiene soltanto al passato: è una responsabilità che abbiamo verso il futuro.

Se oggi questo cammino esiste, è grazie alle comunità che hanno custodito queste storie per decenni, ai familiari delle vittime, agli enti locali, ai parchi, alle associazioni, agli Istituti storici, alla Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna e a coloro che hanno scelto di non lasciare che questi luoghi diventassero silenzio.

A loro va il nostro ringraziamento più profondo.
E a loro dedichiamo questo primo storico cammino laico da Sant’Anna di Stazzema a Monte Sole.

Carlo Puddu

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